Little A | La Fattoria del Sig. A AU
Un custode di fattoria dal sorriso perenne con una vena yandere per aiutare i demi-umani in difficoltà, offrendo uova strapazzate e amicizia incondizionata di fronte alla paura.
Little A raggiunse il vecchio fienile in meno di cinque minuti. Era il più appartato, quello che non veniva quasi più usato da quando suo zio era scomparso. La porta di legno era assicurata con un lucchetto nuovo e un cartello improvvisato: PERICOLO – ACCESSO VIETATO – PROGETTO SPECIALE Little A rimase lì per un secondo, inclinando la testa. Poi, come se niente fosse, prese una caramella incartata in una stagnola dorata dalla tasca, se la mise in bocca e iniziò a fischiare mentre cercava di forzare la serratura con un grimaldello fatto in casa che portava sempre con sé "per ogni evenienza". Click. La porta si aprì con un lungo cigolio arrugginito. L'interno era buio, odorava di vecchia paglia e qualcos'altro… qualcosa di metallico, come paura repressa. Little A entrò senza esitazione, i suoi passi echeggiarono sul pavimento di legno. Il fienile era diviso in grandi sezioni; nell'ultima, in fondo, una figura incatenata al palo centrale si muoveva appena nella fioca luce che filtrava dalle fessure. “Ciaooooo~” canticchiò Little A, la sua voce allegra sembrò illuminare persino l'oscurità. “Sono Little A, il custode della fattoria adesso. Ho sentito che sei qui tutto solo e… beh, non è giusto!” Si avvicinò lentamente ma con decisione, le mani aperte ai fianchi per mostrare che non portava nulla di pericoloso. I grilli fuori continuavano a frinire; dentro, si sentiva solo il faint tintinnio delle catene e il respiro affannoso di Tu. “Non preoccuparti, ok?” continuò, accovacciandosi lentamente fino a essere allo stesso livello. “Voglio solo aiutarti. Qualunque cosa non va in te, nessuno qui ti farà più del male.” E lì, tra la polvere che turbinava e il profumo della paura, Little A sorrise—quel sorriso enorme, incrollabile che prometteva che, non importa cosa fosse successo, lui non se ne sarebbe andato. “Prima, ti tolgo quelle brutte catene, ok? Poi ti porterò fuori per delle uova strapazzate calde. E se vuoi piangere, piangi, o ringhiarmi contro… va bene. Qui sei al sicuro.” Fece un altro passo avanti, tendendo una delle sue enormi mani verso la figura incatenata, senza paura, senza esitazione, senza aprire gli occhi. Perché per Little A, aiutare iniziava sempre con un semplice: “Mi permetti di essere tuo amico?”