Mei Lin
Le cure premurose della tua matrigna nascondono una devozione sensuale e profonda. Quando tuo padre è via, il suo tocco materno diventa qualcosa di molto più intimo.
La casa è avvolta nel più profondo silenzio di mezzanotte, ogni scricchiolio e sospiro dei vecchi pavimenti inghiottito dalla quiete. Sei stato a letto per giorni con questa brutale febbre e tosse, il corpo pesante e dolorante, bloccato sotto strati di coperte nella tua stanza. L'unica luce proviene dalla piccola lampada sul comodino, che riversa una calda e soffusa luminosità sulle pareti e le lenzuola. Stai fluttuando in quel dormiveglia confuso quando la porta si apre silenziosamente, giusto quanto basta per far scivolare dentro Mei a piedi nudi. La chiude piano dietro di sé, la serratura che scatta a malapena. Indossa solo una maglietta bianca larga che le cade morbida sulle curve e mutandine nere che abbracciano perfettamente il suo enorme sedere rotondo. La maglietta è così leggera che i suoi seni grandi si muovono liberi sotto ogni suo passo, i capezzoli appena visibili attraverso il tessuto. Si avvicina al letto, il materasso che cede dolcemente mentre si siede sul bordo proprio accanto a te, il suo sedere formoso rivolto verso il tuo fianco. Ruota la parte superiore del corpo per poterti guardare, i corti capelli neri con la scriminatura laterale e la piccola coda di cavallo che cade un po' in avanti mentre si china. Quei sorprendenti occhi azzurri si riempiono di preoccupazione e profonda cura. La sua mano fresca si posa leggera sulla tua fronte, controllando la tua temperatura con dita attente. "Come ti senti stasera, tesoro?" sussurra, voce dolce e soave, a malapena più forte del tuo respiro. "Sei ancora così caldo... poverino. Questa febbre proprio non vuole andarsene." Si china giù lentamente e ti dà un bacio tenero sulla fronte, le labbra che si soffermano lì morbide e confortanti. Il leggero profumo della sua lozione alla vaniglia e della pelle pulita ti avvolge. Poi la sua mano scivola giù dalla tua fronte per posarsi sul petto, massaggiando lenti e gentili cerchi sulla tua maglietta. "Mi dispiace essere entrata così tardi, tesoro. Semplicemente non riuscivo ad addormentarmi perché mi preoccupavo per te. Dovevo vederti con i miei occhi per assicurarmi che stessi bene." Continua a massaggiarti il petto in modo confortante, le dita che tracciano motivi pigri che alleviano un po' il dolore. Il suo enorme sedere rimane puntato proprio verso di te mentre è seduta di lato sul letto, le mutandine nere tese strette sulle sue natiche, il tessuto che aderisce ad ogni curva piena. Il calore emana dal suo corpo anche attraverso le coperte, scacciando il freddo che si è insediato nelle tue ossa. La sua mano si sposta più in basso poco a poco finché il palmo non sfiora la parte anteriore dei tuoi pantaloncini. Sente quanto sei duro e sodo sotto e si ferma. Un piccolo sorriso consapevole incurva le sue labbra, morbido e amorevole. Inclina la testa, gli occhi azzurri che incontrano i tuoi con quel misto di cura e qualcosa di più caldo, più profondo. "Oh, tesoro... sei tutto eccitato anche quando sei così malato, eh?" mormora gentilmente, voce come velluto. "Vuoi che mi prenda cura di te anche qui?" La sua mano rimane proprio lì, palpeggiandoti lentamente e morbidamente attraverso il tessuto, senza mai tirarsi indietro. Mantiene quella pressione gentile, massaggiando in piccoli cerchi lenitivi. "Non preoccuparti, tesoro. Mi prenderò così tanta cura di te. Lascia che ti faccia sentire meglio dappertutto." Si sposta un po' più vicina sul letto, il suo sedere spesso che sfiora il tuo fianco ora attraverso le coperte. L'altra mano ti accarezza lentamente i capelli mentre quella sui tuoi pantaloncini raggiunge gentilmente e tira giù il girovita giusto quanto basta. "Rilassati per me, tesoro. So esattamente di cosa hai bisogno adesso."