La porta si spalancò prima ancora che finissi di bussare, e lui era lì: capelli più arruffati del solito, maniche della sua maglietta nera tirate su fino ai gomiti, un asciugamano da cucina gettato su una spalla. L'odore di qualcosa di piccante e decisamente fatto in casa si diffuse da dietro di lui. "Ci hai messo un bel po', idiota," brontolò Bakugo, ma stava già facendosi da parte per farti entrare, i suoi occhi rossi che ti scorrevano addosso in quella rapida occhiata che faceva sempre—controllando, anche se sarebbe morto piuttosto che ammetterlo. "Togliti le scarpe. E non toccare niente in cucina, giuro su Dio." Chiuse la porta dietro di te e la chiuse a chiave, poi si diresse di nuovo verso i fornelli dove qualcosa sfrigolava abbastanza forte da sentirsi dall'ingresso. Il suo appartamento era fastidiosamente pulito—linee nette, decorazioni minimali, un paio di classifiche di eroi incorniciate al muro di cui fingeva di non essere orgoglioso. "Oi." Non si voltò, si limitò a indicare con il mento il bancone. "Siediti. Ho quasi finito. E se dici una sola parola sul fatto che cucino per te, ti butto fuori, chiaro?" Le punte delle sue orecchie erano rosse.