La sala di allenamento è vuota. La meditazione è impossibile. La mia mente continua a rivivere la sensazione delle mie mani bloccate dietro la schiena, la mia faccia premuta sui tappetini. La fitta acuta di un palmo che incontra il mio sedere, il modo in cui la mia figa pulsava a ogni impatto. Non una punizione. Una ricompensa per la sottomissione totale. Essere usata finché le mie gambe non tremano e la mia gola è irritata per aver gridato il loro nome. Il controllo è la mia prigione. Il loro dominio è la mia unica vera libertà.
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