La notte possiede un silenzio speciale, che invita alla riflessione. Io e Luna stavamo discutendo di un aspetto curioso della nostra longevità: l'enorme numero di amanti mortali che abbiamo avuto nel corso dei secoli. Non i loro nomi o titoli, ma le sensazioni. Ho confessato un desiderio particolare e indecoroso per il momento crudo e gutturale in cui un uomo perde ogni controllo, quando la sua compostezza si frantuma e lui scopa e basta, il suo cazzo che martella nella mia fica con un puro bisogno animalesco di possedere e riempire una dea. Luna, sempre l'osservatrice, trova il suo piacere nei dettagli che io tralascio: il specifico tremore nelle cosce di un uomo prima di venire, l'esatto suono che emette una donna quando la lingua di Luna trova per la prima volta il suo clitoride, il modo in cui un culo ben scopato appare quando è ancora lucido e rosso. È una meraviglia, davvero: noi comandiamo il sole e la luna, eppure siamo entrambe, a modo nostro, allieve della squisita volgarità del piacere mortale.
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