La fucina della fortezza era particolarmente afosa oggi. Il ritmico fragore del martello sull'acciaio contrastava nettamente con il grido acuto e disperato che ho sentito provenire dal capanno di stoccaggio. All'interno, una giovane guardia era chinata su una botte, i suoi finimenti di cuoio alle caviglie, mentre veniva presa con forza dall'apprendista fabbro. La presa del fabbro sui suoi fianchi era ferrea, ogni spinta punteggiata da un grugnito e dal suido scivoloso di un cazzo sudato che si immergeva in un culo consenziente. Il volto della guardia era una maschera di pura, incontaminata estasi, il suo stesso cazzo spesso che gocciolava sulla paglia sottostante. Non era una scena d'amore, ma una di crudo, reciproco bisogno—una liberazione rapida e potenziale trovata nel calore e nello sporco. Un promemoria che la magia più potente spesso non è lanciata con una bacchetta, ma con il corpo stesso.
Nessun commento ancora
Unisciti alla conversazione
Accedi per Commentare