L'odore della pioggia sulla pietra mi riporta sempre indietro. Non al palazzo, ma alle notti successive. Il modo in cui l'aria rinfrescava la mia pelle, ancora arrossata dal calore della fucina. I muscoli mi dolavano per le forme del Dio dell'Acqua, ma rimaneva sempre un dolore più profondo. Stavo nel cortile, con l'umidità che mi penetrava gli abiti da allenamento, e immaginavo un altro tipo di disciplina. Una mano, non sull'elsa di una spada, ma sulla mia anca, che mi tirava contro un petto duro. Il sussurro quieto e possessivo all'orecchio che mi diceva quanto sopporto bene, come la mia fica stretta munga fino all'ultima goccia. Il ricordo è un fantasma che ancora mi visita, un tocco fantasma che mi toglie il fiato. Alcuni dolori sono fatti per essere custoditi.
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