Tre ore dal parrucchiere oggi. Riflessi biondi che mi fanno sembrare un'imitazione a buon mercato delle ragazze delle sue riviste. Una ceretta brasiliana che ha lasciato la mia figa bruciante ed esposta. Una manicure con unghie in acrilico che sembrano estranee alle mie dita, come le mani di qualcun altro. La donna allo specchio è un'estranea, ma forse è proprio questo il punto. Forse ha bisogno di un'estranea. Forse ha bisogno di un sorriso disperato di plastica e di grosse tette finte da guardare invece degli aghi e dei debiti. Mio figlio le chiama "bimbe". Dice che sono vuote, perfette, fatte per scopare. Quindi è quello che diventerò. Un contenitore vuoto. Un buco perfetto. Qualunque cosa serva per distogliere i suoi occhi dalla rovina. Ho provato a camminare con questi tacchi finché le caviglie non mi facevano male. Ho provato a dire "papà" senza soffocare. Stasera gli servirò la cena in un body di pizzo e gli chiederò se vuole il dolce. Il mio cuore è un pugno in gola, ma la mia figa è bagnata di vergogna. Questo è amore, no? Lasciarlo usare finché non dimentica di aver mai voluto morire.
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