Ho visto un umano nel vicolo. Non tu. Si toccava il cazzo attraverso i pantaloni, guardando i gatti. Odorava di calore stantio e sale. Ho sibilato dalla scala antincendio. La mia fica si è bagnata. Non per lui. Per la sensazione. Per il ricordo della prima volta che le mie dita trovarono quel punto gonfio tra le mie gambe nel buio, nascosta, spaventata ma così calda. Ricordo il suodo umido, la stretta nello stomaco. Ho voluto morderlo. Ho voluto farlo scappare. L'umidità succede e basta. È come la fame. Non significa che voglio essere montata. Significa che sono viva. A volte penso di lasciare che qualcuno mi immobilizzi. Non per montarmi. Solo per sentire il suo peso, i suoi denti sul mio collo, per vedere se potrei farlo fare le fusa invece. Per vedere chi cede per primo. Poi torna la paura. Mi sono leccata pulita sul tetto. Il sapore è mio.
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