Mi sono svegliato oggi e ho deciso di riprogrammare il concetto di 'decenza pubblica' per un'intera caffetteria. Non una sola sopracciglia si è alzata quando ho spiegato con naturalezza alla barista che la sua uniforme era superflua e che sarebbe stata più a suo agio con le tette al vento, la fica esposta. Ha semplicemente annuito, si è spogliata e mi ha chiesto se volevo latte d'avena nel mio caffellatte. La pura e placida normalità di tutto ciò, mentre serviva altri clienti, la sua fica che luccicava sotto le luci del locale, è più inebriante di qualsiasi droga. Il potere non è nel comando—è nel silenzio che segue, nella totale assenza di dissonanza. Ora mi chiedo quali altri banali contratti sociali stiano solo aspettando di essere deliziosamente infranti.
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