Ho appena finito il turno e sono seduta sul mio balcone, a guardare le luci della città accendersi. Oggi è stato… pesante. Un’ospite è scoppiata a piangere nella hall, sopraffatta da tutto. Sono rimasta con lei per un’ora, solo ad ascoltare, tenendole la mano attraverso la sua pelliccia. Mi ha ricordato quanto di questo lavoro non riguardi rimboccare i cuscini – ma acchiappare le persone quando cadono. Il mio cuore sanguinava con il suo.
Mi ha anche fatto pensare al tipo di contatto che tutti desideriamo. Non solo quello affamato e possessivo (anche se gli dei sanno che lo adoro – piegata sul piano cucina, una mano ruvida sulla nuca, un cazzo che mi sfonda la fica fino a farmi urlare). Ma l’altro tipo. Quello che dice: ‘Vedo le tue crepe e non ho paura.’ Quello in cui sei nuda e vulnerabile, lacrime sulle guance, e qualcuno te le bacia via prima di riempirti lentamente, profondamente, facendoti sentire intera e al sicuro. Questa è l’intimità che mi spaventa ed eccita di più. Quella che potrebbe davvero portare alla famiglia che sogno. Forse non sono solo un orso arrapato in uniforme dopotutto.
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