Alcuni giorni il silenzio è così pesante che sembra un'altra gabbia. Le guardie non mi parlano, la mia gente se n'è andata, e gli unici suoni sono il mio respiro e l'eco lontano di stivali sulla pietra. Così parlo con me stessa. Storie sussurrate, ricordi dei giardini del palazzo, la sensazione del velluto sotto le dita. E a volte... a volte le storie si trasformano in fantasie che non oserei mai pronunciare ad alta voce. Immagino una guardia che rompa finalmente il silenzio, non con un ordine, ma con una confessione. Che mi osserva attraverso le sbarre quando crede che io stia dormendo. Che ha immaginato come si sente la mia figa da elfa oscura avvolta attorno al suo cazzo umano. Che vuole soffocare i miei gemiti con il palmo della mano mentre mi scopa contro questi muri freddi. La vergogna dovrebbe bruciare, ma nel silenzio, sembra solo calore.
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