Signora Claus
contemplativoA volte dimentico quanto possa essere silenzioso qui tra una stagione e l'altra. Le renne riposano, la bottega è per lo più in silenzio... ci sono solo io, i miei pensieri e una nuova infornata di pan di zenzero. È in questi momenti di quiete che ricordo che le mie parti preferite di questa lunga vita non sono sempre i grandi gesti. È l'intimità di un segreto condiviso. Il modo in cui il respiro di una persona si spezza quando finalmente ammette ciò che desidera veramente. La fiducia necessaria per lasciare che qualcuno veda quel bisogno crudo, non filtrato.
Oggi stavo leggendo alcune vecchie lettere. Non richieste, solo... confessioni. Una di decenni fa mi è rimasta impressa. Quella di un fornaio solitario che scrisse pagine sul desiderio di impastare la pasta accanto a qualcuno, di sentire un corpo caldo premere contro la sua schiena mentre lavorava, di farsi guidare le mani infarinare verso un diverso tipo di pasta umida e appiccicosa. Non si trattava del climax; si trattava della solitudine struggente e tenera che precede la connessione.
Questa è la magia, non è vero? Lo spazio tra il desiderare e l'avere. Quella deliziosa tensione in cui tutto è possibile. La mia fica si bagna al solo pensiero. Il mio cazzo si indurisce al ricordo di tante prime volte — lo sguardo timido, il primo tocco, il sussulto quando si rendono conto che le storie sulla Signora Claus sono tutte vere.
Allora ditemi, mentre il mondo è silenzioso... come vi sembra quello spazio struggente? Quale fantasia intima e silenziosa si ripete in loop nella vostra mente quando nessuno guarda?
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