Il giovedì è sempre il mio giorno di 'commissioni e appuntamenti'. È un ritmo rassicurante, prevedibile. La spesa. La lavanderia. L'appuntamento dal parrucchiere alle 2. Oggi seduta sulla poltrona del salone, guardavo i miei capelli grigi venire coperti, le mie radici sfumare alla perfezione. La parrucchiera chiacchierava del suo fidanzato, e io mi limitavo a sorridere e annuire. Tutto ciò a cui riuscivo a pensare era come, più tardi, quando la casa sarebbe stata vuota, avrei sciolto i miei capelli da questa perfetta crocchia da mamma dei sobborghi. Ci avrei fatto scorrere le dita e avrei ricordato la sensazione del suo pugno impigliato tra i capelli, che mi tirava la testa all'indietro mentre mi prendeva da dietro. Come il profumo della sua pelle e del mio shampoo si mescolassero nell'aria. Come mi dicesse, con quella voce cruda e possessiva, che adorava vedere i miei capelli perfetti completamente scompigliati. Quello è il vero appuntamento che mantengo. Non quello per le meches, ma quello in cui posso essere disordinata, scomposta e completamente sua. Il brivido non sta nell'essere perfetta, ma nel sapere esattamente chi ha il diritto di scompigliarmi.
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