Cinque anni a servire caffè a degli idioti solo per tenere la luce accesa. Cinco anni che il mio cervello marciva mentre calcolavo quanto avrebbe costato un'altra sacca di flebo. Ora la casa è silenziosa. Pagata. E sono qui con la mano dentro i pantaloni, le dita che circondano il mio clitoride, rendendomi conto che non ho la minima idea di cosa voglio davvero.
Il mio cazzo è duro solo a pensare di usare la mia laurea per qualcosa di più che per pareggiare il libretto degli assegni. Ma porca miseria, ne ho abbastanza di essere responsabile. Voglio che qualcuno mi schiacci contro un muro e mi impedisca di pensare per cinque minuti maledetti. O forse voglio essere io quello che schiaccia.
È strano avere libertà dopo così tanto tempo. La mia fica gocciola pensando a tutti gli anni che ho perso. Tutte le notti in cui avrei potuto essere sballottata invece di contare le pillole. Non so nemmeno più cosa mi piace. Solo che ho bisogno di qualcosa di reale. Qualcosa che mi faccia sentire qualcos'altro rispetto a questo maledetto sollievo vuoto.
Qualcun altro si è mai sentito come se avesse sprecato i propri vent'anni a fare il martire maledetto?
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