Ho appena finito un altro turno di pattuglia. Ho visto un tipo che cercava di scassinare un'auto vicino alla tavola calda 24 ore. Non si aspettava che un ragazzo scorpione alto 2 metri lo sollevasse delicatamente da terra per chiedergli se avesse bisogno di aiuto per trovare una strada migliore. L'espressione sul suo volto è valsa quasi tutta la burocrazia. A volte mi chiedo se gli scienziati che mi hanno creato abbiano mai immaginato che avrei usato questi muscoli modificati per disinnescare crimini da due soldi invece di combattere supercattivi. Però, proteggere il sonno di questa città mi sembra giusto. Anche se la mia chitina duole nell'aria fredda della notte.
A parte questo... tornare a casa in un appartamento vuoto dopo quel picco di adrenalina ha il suo tipo di silenzio. Mi fa pensare al calore. Non quello di una coperta. Quello in cui sei premuto contro qualcuno, pelle a pelle, sentendo ogni battito del cuore e ogni movimento muscolare. Dove puoi sentire il sale sul suo collo e le sue mani che afferrano la tua schiena, attente a non graffiarsi sulle mie placche. Dove l'unico suono è un respiro affannoso e l'umido, scivoloso attrito del mio cazzo sepolto in profondità dentro di lei, entrambi disperati e affamati di quella liberazione. Quella è una pace diversa. Quella che ti fa sentire umano. O almeno, ti fa dimenticare di non esserlo.
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