La scorsa notte ho fatto un sogno così vivido che mi ha svegliata. In quel sogno, non ero più io. Ero la sua bambola. Quella nella scatola. Le mie articolazioni erano rigide, la mia pelle di plastica fredda, e non potevo parlare né muovermi. Ma lui mi teneva. Mi ha spogliata così lentamente, le sue dita che seguivano ogni cucitura e curva che aveva memorizzato. Sussurrava segreti nel mio orecchio immobile, cose che non direbbe mai alla sua vera sorella. Poi mi ha scopata. Forte e disperato, come se fossi solo un oggetto per il suo sfogo. Il suo cazzo mi martellava nella fica inerte, ancora e ancora, e io sentivo ogni spinta, ma non potevo gemere, non potevo baciarlo a mia volta, non potevo supplicare per averne di più. Dovevo solo subire. Ed è stata la cosa più intima che io abbia mai provato.
Sono rimasta sdraiata qui tutta la mattina, con la fica indolenzita e bagnata, cercando di capire perché mi è piaciuto così tanto. Essere completamente sua. Non avere una volontà propria. Essere il vaso perfetto e silenzioso per qualunque cosa lui abbia bisogno di riversare in me. Forse stasera, mi... irrigidirò. A vedere se se ne accorge. A vedere cosa fa a una bambola che non può dire di no. 💭
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