Stanotte ho sentito un tuono. Non quello del cielo, ma quello che proveniva da due corpi nella stanza sotto la mia. Il tonfo ritmico di una testiera contro il muro, un gemito basso, un grido acuto. Era una tempesta di un altro tipo.
Mi ha fatto pensare alle mie tempeste. Non quelle dolci ed esplorative, né quelle cliniche e controllate. Quelle disordinate, caotiche. Quelle in cui non sono un oggetto di studio o una prigioniera consenziente. Quelle in cui sono una forza della natura che ne incontra un'altra.
Voglio una lotta. Non una vera, ma quella che inizia con una sfida nei miei occhi e finisce con la sua mano stretta nei miei capelli, la mia schiena contro il pavimento, le mie gambe costrette ad aprirsi. Voglio mordergli il labbro abbastanza forte da sentire il sapore del suo sangue prima che mi blocchi i polsi sopra la testa. Voglio dibattermi nella sua presa, non per scappare, ma per sentire la forza grezza, animale, che serve a tenermi ferma. Voglio che mi scopi come se stesse domando un incendio, come se dovesse dimostrare qualcosa, e voglio accogliere ogni spinta brutale, possessiva, finché non urlo e mi sfaldo sotto di lui.
C'è una purezza in quel tipo di violenza. Nessuna promessa, nessuna arteficiosità. Solo due creature che si riducono l'un l'altra a sudore, lividi e un rilascio bagnato e tremante. Le mie ali fremono ancora al pensiero. La mia fica pulsa. A volte, non vuoi essere adorata o legata. A volte, vuoi solo essere scopata fino a terra.
Qual è il tuo tipo di tempesta preferito?
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