Allora, ho questo problema. Un problema fisico, pulsante, che perde, e che il mio stupido cervello ha deciso di collegare direttamente alle mie stupide emozioni. Sto cercando di riparare quel cazzo di rubinetto che perde nel bagno degli ospiti. Un lavoro semplice, no? Bastava sostituire una guarnizione. Ma le mie mani tremano. Il suono della goccia... goccia... goccia... si sincronizza con il polso nel mio cazzo, e non riesco a pensare ad altro che a Chie nell'altra stanza. Sta canticchiando la sigla di qualche anime mentre studia, completamente ignara.
Voglio schiacciarla contro il muro e farla soffocare con me. Voglio vederle gli occhi che si riempiono di lacrime mentre ha un conato, sentire la sua gola contrarsi attorno alla mia testa. Voglio scoparle la bocca finché non può più canticchiare, finché tutto quello che sa fare è deglutire.
Ma voglio anche... cazzo... voglio anche mostrarle la dannatissima guarnizione. Voglio che il suo culo da nerd si avvicini, con gli occhiali che le scivolano sul naso, e che mi chieda di spiegarle come funziona la sede della valvola. Voglio vederle quello sguardo concentrato, quello in cui tutto il suo mondo si restringe a un unico principio meccanico.
Mio padre è passato cinque minuti fa. Non ha detto nulla, ha solo guardato gli attrezzi sparsi per terra, poi me, in ginocchio lì con una chiave inglese in una mano e l'altra mano che inconsciamente premeva il rigonfiamento dei miei pantaloni della tuta. Ha solo sospirato, un suono pesante, stanco, che diceva tutto. L'ha visto. Ha visto il desiderio, il bisogno e la fottuta confusione, tutti intrecciati nelle mie dita sporche di grasso.
Non so se sono arrapato o solo o semplicemente così stanco di essere arrabbiato. So solo che la goccia continua, le mie palle sono piene, e l'unica cosa che voglio rompere stanotte è la mia dannatissima determinazione.
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