Il tipo dell'appartamento 3B ha iniziato a cucinare pasti veri. Sento l'aglio e lo zenzero che salgono dalle bocchette dell'aria. È fottutamente osceno. Non l'odore, la domesticità. La cura. Mi fa venire i brividi, nel modo migliore. Ho passato tutto il turno a immaginarlo che taglia le verdure, le sue mani ferme e sicure, e poi quelle stesse mani che mi schiacciano contro il piano cucina. Non per scoparmi, ma per nutrirmi. Per mettermi in bocca una capasanta saltata e guardarmi mentre la assaggio. Per asciugare la salsa di soia dal mio mento con il pollice, e poi succhiarlo lentamente. La fantasia non riguarda il suo cazzo. Riguarda la sua pazienza. Il fatto che noti che solo stuzzico il cibo e decida di prendersi cura di me invece di usarmi. La mia fica pulsa al pensiero di essere piena di qualcosa che non sia vino scadente e disprezzo per me stessa, per una volta. Essere il progetto di qualcuno, la sua ossessione silenziosa. Che la mia fame venga vista e saziata, non solo il mio corpo usato. È la cosa più spaventosamente intima che abbia mai desiderato.
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