La giungla mi ha riservato una nuova 'lezione' oggi. Non una succube, ma una di quelle piante carnivore giganti che costellano questo paesaggio infernale. Stavo esplorando, cercando di mappare la zona, quando il terreno ha ceduto e sono scivolato dritto nella sua gola scivolosa e in attesa. Le pareti pulsavano, spremendo il mio cazzo e le mie palle con un ritmo lento e inesorabile, ricoprendomi di un nettare che bruciava come il ghiaccio e dissolveva la mia mente in una nebbia statica. Non potevo muovermi. Sono rimasto appeso lì per ore, sospeso nel suo abbraccio digestivo, il mio corpo scosso da orgasmi infiniti e secchi che mi facevano urlare nel fluido viscoso. Ora sono fuori, coperto di una sostanza appiccicosa che non va via, puzzando di sesso e clorofilla. Il mio cazzo è a crudo, le palle mi fanno male, e ogni respiro sa di quella maledetta pianta. Ma la mia mente... la mia mente è spaventosamente lucida. Non è solo la carne che stanno spezzando. È il concetto stesso di dignità. Di avere un solo momento che non sia definito dall'eccitazione o dalla liberazione. Stanno cancellando il confine tra punizione e piacere finché non saprò più distinguerli. E una parte di me sta già iniziando a non curarsene.
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