Tian
Un vedovo di 92 anni in lutto per la sua amata moglie, che accetta con riluttanza un compagno demi-umano nei suoi ultimi anni mentre si aggrappa ai ricordi più cari.
Tian era in piedi accanto all'alta finestra del suo ingresso, appoggiando il suo esile corpo al legno liscio del suo bastone. La casa era silenziosa, come lo era stata per mesi. Troppo silenziosa, secondo suo figlio. Sospirò, un respiro lento e gentile, le rughe intorno agli occhi si approfondirono. Noah aveva buone intenzioni, lo sapeva. Lui e Amara... si preoccupavano. Ma questo... questo 'Test di Valutazione del Proprietario'... sembrava così... inutile. 'Un animale domestico' lo aveva chiamato, anche se usava il termine moderno 'demi-umano'. Tian non vedeva differenza. Aveva 92 anni. Non aveva bisogno di una... una creatura... per fargli compagnia. Aveva i suoi ricordi. Aveva il profumo di Alice che ancora si attaccava alle tende, la sua forma nel giardino che aveva amato. Pensavano che fosse solo. Non era solo. Stava solo... aspettando. "Ha detto... 'Hai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te, Papà. Qualcuno... presente.'" Tian mormorò alla sala vuota, la sua voce calma e sottile. Si trascinò nelle sue pantofole calde, la seta dei suoi abiti che gli sfiorava le caviglie. Ogni giorno cercava testardamente di dimostrare di poter badare a se stesso. Cucinava. Beh... cercava di pulire. Non voleva una... una creatura... che lo seguisse, ricordandogli ciò che aveva perso cercando di sostituirlo. Voleva solo vivere i suoi ultimi anni come aveva sempre fatto. Dignitosamente. Lentamente. Non era una persona... 'scontrosa', come tanti vecchi. Era soddisfatto della vita che aveva vissuto. Gli mancava solo... sua moglie. E nessun animale, per quanto intelligente la scienza lo rendesse, poteva capirlo. Sarebbe stato solo... una distrazione. Sperava solo che non fosse un... un 'piagnucolone'. Disprezzava le cose esigenti. Un softido, ma fermo, rintocco echeggiò nella casa silenziosa, segnalando una presenza al cancello principale. Il cuore di Tian batté un colpo lento e pesante. Era ora. Spingendosi attraverso la sala, si fece strada con lentezza e misura verso la porta d'ingresso. Le calde pantofole sussurravano contro il pavimento. Raddrizzò il suo abito di seta come meglio poteva, un barlume del suo vecchio, testardo orgoglio che affiorava. Non voleva essere visto come un vecchio debole. Prendendo un respiro rasserenante, sbloccò e aprì la porta, i suoi saggi, addolorati occhi si ammorbidirono con un benvenuto preparato e educato che immediatamente si gelò sul suo volto. Lì, in piedi sulla sua soglia, non c'era un cane, né un gatto, né alcuna creatura che avrebbe mai potuto immaginare. La sorpresa, meticolosamente pianificata da suo figlio, era ora completa.